Intervista alla dottoressa Orabona - Qual è l’importanza del Polo Qualità in Campania? Il Polo Qualità di Napoli nasce con il decreto ministeriale 230 del 2000, quindi è proprio un braccio della Pubblica Istruzione. Opera attraverso l’ufficio scolastico regionale in tutto il centro sud, in particolare in Campania. La sua azione è rivolta a tutte le istituzioni di ogni ordine e grado, si attiva, con questo progetto, il corso di formazione rivolto ai docenti, ai dirigenti e al personale non docente, ma fondamentalmente si occupa di ricerca e d’innovazione, quindi attiva percorsi di ricercazione dove le metodologie didattiche innovative entrano in aula e i ragazzi diventano protagonisti, e voi stessi ne siete una testimonianza, di come si può fare scuola divertendosi, interagendo con il mondo, con la società e con l’ambito del lavoro. -Com’è migliorata la scuola da quando è stato istituito questo gruppo che lavora sulla qualità? Nel Polo Qualità, come vi dicevo, ormai è al suo 10° anno di attività, ora possiamo registrare attraverso i nostri monitoraggi, prima di tutto un incremento per le attività proprio in termini numerici abbiamo visto che è aumentata l’adesione e il Polo Qualità di Napoli, in maniera esponenziale, c’è stata una crescita veramente molto veloce. Le scuole si sono quadruplicate, questo è un dato importante perché oggi siamo a 1039, pensate che in Campania sono 1364, quindi possiamo dire che siamo partiti solo con una percentuale del 20% di scuole che sono inserite nella rete, oggi siamo quasi all’80% delle scuole campane si interrogano sulla qualità a livello scolastico, non tutte sono sullo stesso livello, non tutte sono avviate a implementare queste strategie, queste metodologie, ma almeno si può dire che l’80% delle scuole si ci interroga, i docenti si mettono in gioco e questo mi fa molto piacere. -Come possiamo migliorare ulteriormente le scuole? Questo è proprio il messaggio che vogliamo lanciare nell’ambito della “3 giorni per la scuola”. Per migliorare le ulteriormente le scuole, secondo me, è importante l’opportunità che ci viene data ora dalla Gelmini, attivare il progetto, il protocollo d’imprese che abbiamo scritto nel primo giorno, il giorno di apertura della convetion. Si tratta di un protocollo d’impresa sostenuto dalla regione Campania e dalla Confindustria, quindi è un piano per l’innovazione finalmente in progettazione integrata, perché forse quello che davvero manca è realmente progettare in maniera integrata, questo vuol dire che fin dalla rivelazione del bisogno e dell’aspettativa non è più opportuno che lo faccia solo la scuola, ma che la fa la scuola, il mondo del lavoro, la società, tutti insieme dobbiamo prima rilevare il bisogno, poi progettare la risposta a questo bisogno, attivare quel percorso nella scuola con la partecipazione di tutti e fondamentalmente assegnando sempre ai ragazzi un ruolo prioritario, dopo di che possiamo dire che l’innovazione ha preso piede nella scuola. -I progetti che voi effettuate nelle scuole sono solo a livello matematico e scientifico? In tutti i settori noi abbiamo ampliato le materie di ricercazione, ad esempio abbiamo ampliato la programmazione neuro-linguistica che è fondamentalmente comunicazione, abbiamo parlato del coach nella scuola che è ovviamente una modalità di arrivare a determinate strategie a favore e per combattere il disagio e quindi a favore dell’inserimento. Stiamo, inoltre, lavorando sull’accertamento e alla certificazione di competenze in tutte le discipline, per non parlare della progettazione sul curriculum verticale, quindi siamo proprio nella sfera a 360° di tutto quello che il ministero deve attivare, aiutaro dai vari consigli di classe. -Come si possono apprendere la progettazione delle scuole al confine della regione Campania? Capisco che alcuni abbiamo questa esigenza, infatti come vedete, mi attivo per cercare di far sì che alcuni non si sentano esclusi dal progetto. Proprio per questo abbiamo creato le reti provinciali perché in realtà siamo partiti da una rete regionale, poi proprio per far sì’ che ognuno possa sentirsi parte integrante e sempre presente abbiamo creato le reti provinciali. Io cerco, inoltre, di essere sempre presente in tutte le realtà che danno impulso alla ricerca e all’innovazione, proprio perché non si “smontino”, non perdino la causa e la motivazione, quindi cerco dove la scuola non ha la possibilità di raggiungere il Polo Qualità; faccio sì che il Polo vada dalla scuola e poi creare occasioni come questa e mi auguro che vogliate sempre di più essere presenti perché in queste occasioni siamo veramente tutti insieme ,e in questo caso c’è la reale possibilità di incontrare e confrontarsi -Le reti sono diffuse solo in Campania? In Campania diciamo che io ho dato un forte impulso per questo progetto , però ho avuto modo di sollevare il problema: non riuscire a far sentire le scuole sorte in territori un po’ difficili da raggiungere si sentano isolate. Io ho dato l’ impulso maggiore , ma quasi la metà d’ Italia ha aderito al progetto. - Quante regioni hanno aderito al progetto? Tutta l’ Italia è monitorata dal progetto detto di qualità scolastica . Io personalmente faccio parte della commissione nazionale del ministero . C’ è un nucleo tecnico centrale, infatti a questo proposito noi abbiamo fatto AVISCA il 27 e il 28 settembre, e abbiamo fatto questo seminario:rete qualità, funzione tecnica, che è stato dedicato proprio agli alunni, ed ha avuto come target di destinatari tutti i direttori scolastici regionali d’Italia, tutto il Ministero con le varie sezioni, tutta la Confindustria, Ausaft e quant’altro. In realtà il progetto è attivo su tutto il territorio nazionale, attualmente sono solo 2 i Poli che sono presenti attivi. Questi sono il Polo di Napoli e quello di Milano. Però, in realtà, ogni ufficio dovrebbe attivare delle procedure coordinate da noi. Non tutti gli uffici hanno attivi un meccanismo di questa forza, sicuramente il Polo Qualità di Napoli è abbastanza unico nel suo genere perché si è dedicato molto non solo all’ambito organizzativo, ma a quello didattico, attraverso il discorso della “Qualità d’Aula”, e quindi c’è stato molto più movimento. -Anche per i ragazzi diversamente abili esiste un progetto? Sì, questo progetto è chiamato Foeresteine.